Christian

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Indice di Contrasto della Diseguaglianza

Commitment to Reducing Inequality Index (CRI)

 
 
 

INDICE ANALITICO GENERALE

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Sul tema si veda in AREE TEMATICHE: DISEGUAGLIANZE

 

Creato da Oxfam e Development Finance International, l’Indice misura l’impegno di 157 governi sulle politiche di contrasto alla disuguaglianza, esamina, mette a confronto e classifica le loro scelte in tre macro-ambiti di intervento determinanti per la riduzione delle disuguaglianze di reddito nazionali:

· spesa pubblica,

· politica fiscale,

· politica del lavoro.

 
 
 
 

"The CRI Index measures government efforts in three policy areas or ‘pillars’: social spending, taxation and labour. These were selected because of widespread evidence6 that government actions in these three areas have in the past played a key part in reducing the gap between rich and poor.

1. Social spending on public services such as education, health and social protection has been shown to have a strong impact on reducing inequality, particularly for the poorest women and girls who are the most dependent on them. For example, a study of 13 developing countries that had reduced their overall inequality levels found that 69% of this reduction was because of public services. Social spending is almost always progressive because it helps reduce existing levels of inequality. Despite this, in many countries, social spending could be far more progressive and pro-poor. Social spending can play a key role in reducing the amount of unpaid care work that many women often do – a major cause of gender inequality – by redistributing child and elder care, healthcare and other domestic labour.

2. Progressive taxation, where corporations and the richest individuals are taxed more in order to redistribute resources in society and ensure the funding of public services, is a key tool for governments that are committed to reducing inequality. Its potential role in reducing inequality has been clearly documented in both OECD countries and developing countries, and highlighted recently by the International Monetary Fund (IMF) in its October 2017 Fiscal Monitor. However, taxation can be progressive or regressive, depending on the policy choices made by government. Equally, a belief that taxation is gender-neutral has led to a lack of attention to how taxes levied have increased the gender gap. The ability of countries to collect progressive taxes is also undermined by harmful tax practices which facilitate tax dodging.

3. There is strong evidence that higher wages for ordinary workers and stronger labour rights, especially for women, are key to reducing inequality. Governments can have a direct impact here by setting minimum wages and raising the floor of wages; they can also have an indirect impact by supporting and protecting the right of trade unions to form and organize. Evidence from the IMF and others shows that the recent decline in trade union organization has been linked to the rise in inequality, as workers lose bargaining power and Commitment to Reducing Inequality Index 2018 more of the value of production goes to profits and the owners of capital. Women are disproportionately represented in the lowest-paid jobs, with poor protection and precarious conditions of employment. Governments can help correct this by passing and enforcing laws against discrimination and violence against women, and laws that promote equal pay and parental leave.

Actions across all three areas are mutually reinforcing. While progressive taxation is a good thing in itself, its impact is greatly increased when used for progressive spending, and the CRI Index reflects this in the scoring of countries’ efforts.

Clearly, tackling inequality requires other policy interventions: but, like the UN’s Human Development Index (HDI), the three critical variables – action on social spending, taxation and labour – can arguably be used as a proxy for a government’s general commitment to tackling inequality.” (p.4)

The Commitment to Reducing Inequality Index 2018

https://www.oxfamamerica.org/static/media/files/The_Commitment_to_Reducing_Inequality_Index_2018.pdf

The Commitment to Reducing Inequality Index 2018 Methodology

https://www.oxfamamerica.org/static/media/files/The_Commitment_to_Reducing_Inequality_Index_2018_Methodology.pdf

 

Il Report 2018 è stato presentato al Meeting annuale del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale (Bali, ottobre 2018).

Il primo posto lo guadagna la Danimarca, grazie ad un portato storico di politiche fiscali progressive, ampia spesa pubblica destinata al welfare, forti tutele per i lavoratori, eppure questi capisaldi della politica danese rischiano di essere indeboliti dall’attuale governo.

Tra i paesi più virtuosi ci sono anche Francia e Belgio che risultano al momento nella top 10 dell’indice, ma la cui posizione è messa particolarmente a rischio dalle annunciate riforme fiscali e del mercato del lavoro.

Tra i 10 paesi in fondo alla classifica si trova Singapore, uno dei Paesi più ricchi al mondo, per cui tuttavia si registra una pessima performance in tutti e tre gli ambiti presi in esame dall’Indice. È infatti tra i 34 paesi dell’indice in cui mancano norme legali sulla parità retributiva e tra i 30 che non hanno in vigore leggi contro la discriminazione di genere, uno di pochi che non hanno introdotto il salario minimo, oltre a comportarsi come aggressivo paradiso fiscale societario.

La Nigeria risulta ultima a causa della bassa spesa sociale, del peggioramento delle violazioni dei diritti del lavoro e della scarsa capacità di riscossione delle imposte. Politiche che si abbattono su un paese dove 1 bambino su 10 muore prima di compiere 5 anni di vita.

Con punteggi scarsi anche Argentina e Brasile su cui pesano rispettivamente il congelamento della spesa sociale e le misure di austerità, scelte che rischiano di annullare i progressi ottenuti negli anni passati.

L’Italia si colloca 16ma a livello assoluto e 15ma posizione su 35 Paesi OCSE nel 2017 per merito del suo welfare universalistico, che, secondo il Rapporto, corre tuttavia il serio pericolo di deterioramento a fronte di alcune delle scelte annunciate in materia di politica fiscale e socio-economica.

L’Indice di Oxfam evidenzia, infine, come nessun Paese, neanche tra quelli ai primi posti della classifica, è esente dal dover mettere in campo azioni correttive e maggiormente incisive per migliorare le proprie politiche di contrasto alla disuguaglianza.

 
 

Oxfam Italia, Indice di Contrasto alla Disuguaglianza 2018

https://www.oxfamitalia.org/indice-contrasto-disuguaglianza-2018/
 
 

Approfondimenti:

Oxfam e Development Finance International, The Commitment to Reducing Inequality Index 2018. A global ranking of governments based on what they are doing to tackle the gap between rich and poor.

https://www.oxfamitalia.org/wp-content/uploads/2018/10/rr-commitment-reducing-inequality-index-2018-091018-summ-en.pdf

Come sta messa l'Italia nella classifica delle disuguaglianze secondo Oxfam

https://www.agi.it/economia/oxfam_italia_disuguaglianza_sociale-4464848/news/2018-10-09/

Patrizia Luongo, World Inequality Report 2018 – Trend nella distribuzione dei redditi, Forum Diseguaglianze Diversità, gennaio 2018

https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/world-inequality-report-2018-distribuzione-redditi/

Welforum, Povertà e disuguaglianze

https://welforum.it/area/poverta-disuguaglianze/tag/disuguaglianze/segnalazioni/page/3/
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/cri-oxfam-indice?authuser=0

Effetto cobra

anche “effetto boomerang”, “effetto Streisand”, conseguenze inattese di un programma, eterogenesi dei fini

 
 
 

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Si vedano anche le schede:

Theory Based Evaluation (TBE)

Logical framework

La valutazione di impatto sociale

 

 

Il tema è quello della possibilità di effetti non previsti nella attuazione di un programma.

L’“effetto cobra” è descritto dall'economista Horst Siebert[1] che racconta come durante il periodo del dominio inglese in India (1858-1947), per affrontare il problema dei cobra che infestavano la città di Delhi, le Autorità decisero di offrire una ricompensa per ogni cobra morto consegnato.

All’inizio la cosa sembrò funzionare con un calo delle presenze di tali serpenti.

Ma in poco tempo, dal momento che nutrire i serpenti costava meno della ricompensa offerta, molti iniziarono ad allevarli per poi ucciderli, portarli alle Autorità, ed intascare la taglia.

Quando queste si accorsero delle conseguenze inattese del programma, lo chiusero e non pagarono più nulla.

A quel punto, visto che i cobra non valevano più niente, gli allevatori liberarono tutti quelli che stavano allevando, portando il problema a livelli più alti di quelli di partenza.

Similmente si può parlare di “effetto boomerang” quando un programma provoca risposte di segno opposto alle attese ritorcendosi contro i proponenti ed i loro obiettivi (per esempio il target elettivo e/o altri destinatari esterni).

Caso particolare, in campo comunicativo, è lo”effetto Streisand” in cui un tentativo di censurare, bloccare, eliminare un’informazione ottiene come risultato contrario una pubblicizzazione ancora più ampia.

Il nome si ispira ad una storia che riguarda l’attrice e cantante Barbra Streisand che nel 2003 portò in Tribunale un fotografo e attivista ambientale accusandolo di aver messo in pericolo il suo diritto alla privacy per aver pubblicato sul suo sito fotografie aeree della sua villa permettendone la localizzazione.

La vicenda finì sui giornali moltiplicando incredibilmente gli accessi al sito e permettendo a tutti di scoprire dove era la casa: esattamente quello che l’attrice voleva evitare.

Più in generale si può parlare di “conseguenze inattese” (eterogenesi dei fini, Wundt: «conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali») di un programma quando questo innesca esiti non previsti: in meglio, in peggio, su aspetti precedentemente non presi in considerazione, fornendo indicazioni su modi alternativi di risolvere lo stesso problema.

A partire dall’approccio alla razionalità limitata, dalle riflessioni di Robert Merton sull’indipendenza tra intenzioni ed effetti, tra obiettivi e risultati[2], nonché degli “effetti perversi”,ovvero le conseguenze inattese dell’azione sociale, di Raymond Boudon[3], il tema non è nuovo.

Qualche esempio:

    • Un programma di formazione può contribuire a collocare sul lavoro i soggetti diplomati, ma nello stesso tempo provocare il licenziamento del personale occupato senza quelle specifiche competenze.
    • Un intervento di riqualificazione urbana può costituire l’occasione non prevista per sviluppare nuove attività imprenditoriali.
    • Negli USA il proibizionismo non riuscì più di tanto a ridurre il consumo di alcol, ma accrebbe enormemente gli affari del crimine organizzato.
    • Nella scuola la volontà di ottenere un numero minore di drop-out può generare un effetto “abbassamento” della preparazione che si esige dagli studenti.

Hirschman (1971)[4] ha individuato diverse possibilità di conseguenze inattese: perversità, quando l’azione ha prodotto effetti opposti a quelli voluti; futilità, quando l’azione non ha prodotto alcun effetto; messa a repentaglio, quando l’azione ha prodotto risultati che sono favorevoli per risolvere un problema, ma sono dannosi perché ne creano altri; benedizioni nascoste, quando si ottengono inattesi effetti positivi.

Seguendo il pensiero di Hirschman[5], Nicoletta Stame[6] ha proposto una tavola a due variabili: effetti attesi / inattesi, ed effetti positivi / negativi.

 
 

In questo modo è possibile individuare un più vasto ambito di situazioni che non il semplice “successo = risultati attesi ottenuti”, “fallimento = risultati attesi non ottenuti”, in quanto ci può essere successo anche se con effetti inattesi, e ci può essere fallimento perché l’effetto atteso si è dimostrato negativo.[7]

Un approccio di questo tipo rimanda a domande del tipo:

  • Perché l’intervento avrebbe dovuto funzionare? Perché ha funzionato o non ha funzionato?
  • Attraverso quali meccanismi si suppone che si siano determinati gli effetti?

Siamo pertanto in un campo della valutazione in cui “L’apprendimento (learning) sposta l’attenzione su quello che si può apprendere nel programmare, cioè se, quando e in quali condizioni le assunzioni che stanno alla base del programma reggono alla prova dei fatti. Le domande sono del tipo: che cos’è che funziona? E perché? Ed in quale contesto?”

“Un approccio orientato alla ricostruzione, e quindi alla possibile valutazione, della coerenza interna (logical framework) sul versante sia della catena causale di come si è originato il problema che si intende affrontare (problem tree: catena ascendente) sia di quella della costruzione degli obiettivi (objective tree: catena discendente), comprensiva delle condizioni o ipotesi perché questi siano raggiungibili” che ha trovato una sua sistematizzazione nella Theory Based Evaluation (TBE). (Merlo G., 2014, p.158/9).

 

 

[1] Siebert H., The Cobra Effect, Piper Taschenbuch, 2003[2] Merton R., The Unanticipated Consequences of Purposive Social Action (1936)[3] Boudon R., Effetti “perversi” dell’azione sociale, Feltrinelli 1981[4] 1971 A Bias for Hope, Yale University Press, New Haven[5] Hirschman A.O., The Strategy of economic development Yale University Press, New haven, Conn. tr. It. La Strategia dello sviluppo economico 1958; Development Projects Observed, Brookings Institution, Washington, 1967 tr. It. Progetti di sviluppo, 1975; Rhetorics of reaction: perversity, futility, jeopardy, Harvard University Press, Cambridge, MA, tr. It. Retoriche dell’intransigenza, Il Mulino, Bologna, 1992[6] Stame N.,l’esperienza della valutazione, Stame , Seam Roma 1997[7] Stame N., Come Hirschman mi ha aiutato a orientarmi nel campo della valutazione, XVII congresso AIV 2014 http://www.valutazioneitaliana.it/contents/pagine/68/allegati/798224842StamesuHirschamnAIVNapoli.pdf

 

Approfondimenti :

Hyunyi Cho &. Charles T. Salmon, “Unintended Effects of Health Communication Campaigns” in Journal of Communication, 57 (2007) trad. it. Effetti inattesi delle campagne di comunicazione per la salute, Dors

https://www.dors.it/documentazione/testo/201603/effetti%20inattesi_sintesi.pdf

Marchesi G., Tagle L., Befan B., Approcci alla valutazione degli effetti delle politiche regionali, Formez 2011, p.124

http://valutazioneinvestimenti.formez.it/sites/all/files/muval_22_valutazione_impatto.pdf

Martire F., La sociologia di Merton: indeterminatezza dell’azione e delle strutture, Quaderni di sociologia 2009

https://journals.openedition.org/qds/764

Stame N., Valutazione "ex-post" e conseguenze inattese, Sociologia e ricerca sociale, 1990

Stame N., Albert Hirschman per i valutatori, FrancoAngeli 2015

 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/effetto-cobra?authuser=0

Google per il no profit

 
 
 

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Google e TechSoup per il no profit
http://www.techsoup.it/faqs/google

Un bando aperto per accedere gratis ai prodotti e servizi a pagamento.

Supportato da TechSoup, è la prima piattaforma internazionale che aiuta le organizzazioni Non Profit di tutto il mondo a digitalizzarsi.

Una piattaforma di supporto gratuito alla digitalizzazione per le organizzazioni non profit, in cui si può scegliere tra una gamma di applicazioni software donati: Hardware, Networks (Networking Equipement, Servers, Servers), Software (Antivirus, Backup, Multimedia & Graphics, Office and productivity, Desktop Publishing Software, E-mail Software), Operating Systems.

https://www.techsoup.it/chi-siamo

Che cos'è Google per il non profit?

Consente a organizzazioni qualificate di accedere alle versioni gratuite di alcuni prodotti Google a pagamento e a funzioni speciali appositamente pensate per gli enti non profit. Questi strumenti possono aiutare le organizzazioni non profit a trovare nuovi donatori e volontari, a lavorare in modo più efficiente e a invitare i sostenitori a intraprendere azioni.

Quali prodotti sono inclusi in Google per il non profit?

  • Accesso gratuito a Google Apps. Un'ampia varietà di programmi cloud utilizzabili per l'amministrazione di ufficio, tra cui Gmail, Google Documents, Spreadsheets, Calendar, Presentations, Moduli/Sondaggi, Chat, Drive (un sistema di archiviazione dei file basato su cloud) e Sites.
  • Google Ad Grants. Puoi ricevere fino a 10.000 dollari di pubblicità AdWords al mese per promuovere il tuo sito web su Google.it attraverso il targeting per parole chiave
  • Accesso a YouTube di livello Premium. Maggiore capacità di caricamento, possibilità di selezionare immagini in miniatura personalizzate e overlay di invito all'azione nei video.
 
 
Google per le non profit che contrastano odio e estremismo online

Google.org Impact Challenge sulla Sicurezza è un fondo da 10 milioni di euro creato da Google per sostenere le ONG europee che lavorano sui problemi legati all'odio, all'estremismo e alla sicurezza dei minori, sia online che offline. L'obiettivo è supportare progetti, nuovi o già esistenti, che realizzino iniziative contro l'odio e l'estremismo e aiutare i giovani a diventare cittadini digitali consapevoli.

https://impactchallenge.withgoogle.com/safety2019

 

Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/google-no-profit?authuser=0

Marketing sociale 

 
 
 

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"Il Marketing Sociale mira a sviluppare ed integrare i concetti di marketing con altri approcci per influenzare l'adozione di comportamenti da cui possono trarre beneficio individui e comunità con l'obiettivo di ampliare il benessere sociale.

La pratica del Marketing Sociale è guidata da principi etici, si propone di integrare ricerca, best practice, teoria, ascolto e partnership per la elaborazione di programmi segmentati per target che tengano conto dei fattori che competono al raggiungimento dell'obiettivo e dotati di caratteristiche di efficacia, efficienza e sostenibilità."

Board di iSMA, AASM e ESMAhttps://www.dors.it/documentazione/testo/201807/Consensus%20MKTS%20(2).pdf

Pertanto il principio fondamentale del marketing sociale è quello di migliorare il benessere individuale e sociale.

Facilitare il raggiungimento del benessere individuale e sociale è un elemento necessario e imprescindibile nei programmi di marketing sociale che deve essere realizzato attraverso la creazione di valore per gli individui, le comunità e l’intera società.

Il marketing sociale è una strategia dinamica e sempre in evoluzione sia per gli aspetti teorici, sia per gli aspetti pratici.

I sei concetti fondamentali del marketing sociale sono:

o Definire obiettivi sociali espliciti.

o Orientamento e focus sui cittadini.

o Creazione di valore attraverso un mix di interventi di marketing sociale.

o Teoria, intuito, evidenza, informazione del pubblico, segmentazione.

o Analisi degli elementi di competizione/barriere.

o Pensiero critico, riflessività e atteggiamento etico.

Un intervento può essere considerato di marketing sociale solo se sono presenti sia il principio fondamentale, sia i sei concetti.

 

Questa definizione è il frutto di un gruppo di lavoro costituito dai membri delle principali associazioni internazionali che si occupano di marketing sociale che ha redatto il documento “Global Consensus on Social Marketing Principles, Concepts and Techniques” nel quale sono descritti i concetti chiave attualizzati del marketing sociale.Per elaborare una definizione condivisa dalle diverse associazioni internazionali, gli esperti sono partiti da una revisione della letteratura incentrata sulla natura e la pratica del marketing sociale. Tale revisione è stata integrata da un sondaggio che ha raccolto le opinioni dei professionisti del settore sulle componenti chiave di questa strategia. Successivamente sono stati definiti i principi, i concetti e le tecniche che fossero coerenti con la definizione globale di consenso.Tratto da: Ferro E., Marketing sociale: definizione e concetti aggiornati, Dors 2018https://www.dors.it/page.php?idarticolo=3177

Approfondimenti:

Sul tema si veda anche la scheda: Marketing territoriale

"Global Consensus on Social Marketing Principles, Concepts and Techniques”

https://www.dors.it/documentazione/testo/201807/ESMA,%20AASM,%20SMANA%20iSMA%20endorsed%20Consensus%20Principles%20and%20Concepts%20paper.pdf

Traduzione italiana, liberamente tratta dal documento, a cura di Giuseppe Fattori e Anne Marie Pietrantonio - Italian Social Marketing Network.

https://www.dors.it/documentazione/testo/201807/Consensus%20MKTS%20(2).pdf

Le associazioni internazionali che hanno elaborato il documento di consenso sono:

ESMA – European Social Marketing Association

http://www.europeansocialmarketing.org/

AASM – Australian Association of Social Marketing

https://www.aasm.org.au/

SMANA – Social Marketing Association of North America

https://smana.org/

ISMA – International Social Marketing Association

https://www.i-socialmarketing.org/

ASOCIACIÓN LATINO AMERICANA DE MERCADEO SOCIAL

https://www.i-socialmarketing.org/
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/marketing-sociale?authuser=0
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Contatti

P.zza Bologni, 355
Palermo, PA Mobile: +39 320.9345815
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