Christian

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Assistente sociale di fabbrica

 
 
 

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Vedi anche la scheda: Welfare manager e Progettista sociale

La professione dell’assistente sociale nasce nei Paesi anglosassoni e si sviluppò nelle fabbriche durante la seconda rivoluzione industriale.

La nascita del servizio sociale nel contesto europeo possiamo porla nel 1869 a Londra, attraverso la nascita del C.O.S. (Clarity Organization Societies), evoluzione dei friendly reformers (volontariato di tipo religioso) e dei social reformers. Attraverso questa organizzazione Ottavia Hill, volontaria nelle C.O.S., porrà le basi dei fondamenti concettuali ed etici del servizio sociale; ciò ebbe una certa influenza nello sviluppo del servizio sociale in territorio americano, dove il social work si sviluppò nelle C.O.S. locali e già alla fine del XIX sec., grazie all’operato di Mary Richmond, si poterono creare i primi corsi di formazione sia in Nord Europa, sia negli Stati Uniti.

AA. Storia del servizio sociale, Assistentisociali.orghttp://www.assistentisociali.org/servizio_sociale/storia_del_servizio_sociale.htm

 

“I servizi sociali aziendali costituiscono un fenomeno diffuso nell’intera storia dell’età industriale: si tratta della tendenza di buona parte delle aziende grandi e medie a fornire ai propri dipendenti - per “fidelizzarli” all’impresa, si direbbe in linguaggio odierno - un aiuto nell’affrontare una serie di problemi della vita individuale e familiare. I servizi tipici erano le case per i dipendenti, gli asili aziendali per i figli delle lavoratrici, i servizi aziendali di assistenza sanitaria, le colonie per i figli dei dipendenti, i piccoli prestiti, gli aiuti in casi di necessità particolari, i servizi dopolavoristici di carattere ricreativo, sportivo e culturale; di particolare importanza erano le casse mutue di infortunio, malattia, anzianità e in generale i piani aziendali di previdenza e sicurezza sociale: tali iniziative prima surrogavano la previdenza sociale pubblica, quando ancora non esisteva, poi la integravano, quando era ancora embrionale e deficitaria. A seconda dei casi, venivano infine attivati altri tipi di servizi: trasporti, dormitori per operai, convitti per giovani operaie, refettori provvisti di scaldavivande, mense, spacci aziendali per l’acquisto di generi a prezzi calmierati, vendita a prezzi di favore dei prodotti aziendali, scuole aziendali con accesso preferenziale per i figli dei dipendenti.”

Musso S., I servizi sociali aziendali, Centro Online Storia e cultura dell’industria, 2010http://www.storiaindustria.it/repository/fonti_documenti/biblioteca/testi/Testo_Servizi_sociali_aziendali.pdf

 

Venivano chiamate “assistenti di fabbrica” o “assistenti sociali dei lavoratori”, o ancora “assistenti addette al servizio sociale delle organizzazioni operaie” e nel 1920 viene fondato a Milano l’Istituto Italiano di Assistenza Sociale e nell’anno scolastico 1928/1929, viene istituita la prima scuola per assistenti sociali di fabbrica a carattere continuativo e con intenzioni formative presso la “Scuola Femminile Fascista di Economia Domestica ed Assistenza Sociale” di San Gregorio al Celio.

Lo scopo era di preparare tecnicamente e spiritualmente il personale femminile chiamato a svolgere nelle fabbriche una delicata opera di assistenza sociale ai lavoratori, pertanto avente come funzione principale il controllo per ridurre la conflittualità all’interno dell’industria.

AA., Le competenze degli operatori sociali, Provincia di Torino, 2006http://www.provincia.torino.gov.it/solidarietasociale/file-storage/download/pdf/formazione/osservatorio/prima_parte_osservatorio2006.pdf

 

In Italia il modello più famoso, avanzato ed aperto al territorio, fu quello ideato dall’Olivetti di Ivrea (To) in un approccio alla Responsabilità Sociale di Impresa. Dotato di un complesso sistema di servizi sociali, rientrava in una visione di responsabilità sociale dell’azienda, con l’intento di migliorare la qualità della vita individuale e collettiva. Per potenziare l’assistenza a favore dei dipendenti l’Olivetti istituì nel 1932 un Fondo apposito, intitolato a Domenico Burzio, primo direttore tecnico dell’azienda, figura di grande umanità: riceveva direttamente nel suo ufficio gli operai che avevano difficoltà economiche e interveniva con aiuti concreti, cercando anche di incrementare tra i lavoratori i vincoli di solidarietà. Grazie al lavoro di un gruppo di assistenti sociali, fu possibile analizzare la situazione sociale di ognuno. Si recavano nelle case dei dipendenti per valutarne le necessità dal lato economico, psicologico, lavorativo e familiare; si studiavano le cause che avevano determinato le difficoltà e si individuavano le forme di intervento idonee.

Pizzi D., Il servizio sociale di fabbrica tra memoria e futurohttps://assistentesocialereporter.files.wordpress.com/2019/07/animazione-sociale-n.-327-2019-2.pdf

 

Nel tempo questa professionalità ha allargato il proprio campo spostando l’attenzione dal benessere organizzativo e del personale all’interno dell’azienda verso la conoscenza del territorio e dei suoi servizi (profit e non). Assumendo, pertanto, competenze per coprogettare piani di welfare integrati, con l'obiettivo di ideare e coordinare interventi atti a migliorare la qualità di vita delle persone dentro e fuori, offrendo opportunità concrete in termini di servizi e benefici. Vedi la scheda: Welfare manager e Progettista sociale

 

 

Approfondimenti

AA., Olivetti, storia di un'impresa, Archivio storico Olivetti

https://www.storiaolivetti.it/

Rei D., Maurizio R. (a cura di), Le professioni sociali, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 1991

 

Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/assistente-sociale-di-fabbrica?authuser=0

Norma UNI sul welfare aziendale

 
 
 

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Linee guida per i requisiti per la qualità dei fornitori di servizi alla persona/famiglia nel welfare aziendale[1].

Si veda anche la scheda: Welfare aziendale

 

È una “Prassi di riferimento” pubblicata dall’UNI alla cui stesura hanno collaborato esperti del Gruppo Cooperativo CGM[2] e di Secondo Welfare[3].

Le Prassi di riferimento sono strumenti ”para normativi” al servizio della normazione e del mercato, capaci di rispondere, con un valore aggiunto ed in tempi ridotti, alle sollecitazioni esterne su temi emergenti.[4]

Nota: mentre le norme UNI sono un corpus di norme giuridicamente riconosciute, che regolamentano i livelli di sicurezza e qualità di molteplici settori dell’attività produttiva, industriale e del terzo settore, le prassi di riferimento sono più semplicemente dei documenti che individuano prescrizioni tecniche o modelli applicativi settoriali di norme tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo (al massimo 8 mesi).

 

Il documento fornisce delle linee guida in merito ai requisiti per la qualità dei fornitori dei servizi alla persona offerti ai lavoratori dai datori di lavoro attraverso piani di welfare aziendale gestiti direttamente o mediante il sostegno di provider e altri operatori in cinque possibili diversi ambiti di attività riconducibili: alla sfera famigliare, del benessere e della salute, della qualità della vita, dell’abitazione e di intermediazione (servizi finanziari/assicurativi/assistenza fiscale, ecc.).

Considerando le diverse misure e i servizi offerti, la Prassi definisce alcuni requisiti per i fornitori in merito all’ambito giuridico-amministrativo e a quello economico-finanziario. Sono inoltre individuate le autorizzazioni amministrative e le procedure essenziali per il rilevamento della qualità dei servizi offerti, nonché gli elementi tecnico-professionali per l’erogazione dei servizi.

  • Requisiti “giuridico-amministrativi”: si stabilisce che i fornitori dei servizi debbano essere conformi ai requisiti di legge e a quelli dettati dalla contrattazione collettiva. In particolare, è chiesto loro il rispetto degli obblighi di pagamento delle imposte e delle tasse, dei contributi e delle retribuzioni dei loro lavoratori; è stabilità poi la necessità di non trovarsi in stato di fallimento. Altri requisiti riguardano poi gli amministratori e, eventualmente, il direttore della struttura che eroga il servizio.
  • Requisiti di solidità economico-finanziaria: stabiliscono che i fornitori hanno l’obbligo di dimostrare la propria solidità economica e finanziaria rispetto al regolare svolgimento delle attività, attraverso la presentazione di idonea dichiarazione bancaria o per mezzo di una sintetica descrizione della situazione patrimoniale, economica e finanziaria.
  • Qualità dei servizi alla persona: stabilisce che i fornitori di servizi di natura sociale debbano essere in possesso di specifiche autorizzazioni e procedure per il rilevamento della qualità delle prestazioni offerte. Sono definite alcune capacità e competenze tecniche e professionali decisive: tra queste c’è la necessità di avere all’interno della struttura personale con le adeguate qualifiche e competenze professionali, la previsione di attività formative e di aggiornamento per gli operatori sociali, la presenza di strutture e attrezzature adeguate e a norma di legge.

 

Approfondimenti:

Santoni V., Qualità dei servizi di welfare aziendale: predisposta la prima Prassi UNI, Secondo welfare 2019

https://secondowelfare.it/privati/aziende/qualit-dei-servizi-di-welfare-aziendale-predisposta-la-prima-prassi-uni.html

 

 

[1]UNI, Linee guida per i requisiti per la qualità dei fornitori di servizi alla persona/famiglia nel welfare aziendale

http://store.uni.com/catalogo/index.php/uni-pdr-58-2019?josso_back_to=http://store.uni.com/josso-security-check.php&josso_cmd=login_optional&josso_partnerapp_host=store.uni.com#

[2] Il CGM (Consorzio Gino Mattarelli) è un gruppo cooperativo di 800 cooperative e imprese sociali operanti sul territorio nazionale, presente in 20 regioni: 42mila lavoratori, 800mila utenti, 1.4 miliardi di fatturato aggregato.

http://cgm.coop/

[3] Percorsi di Secondo welfare

https://www.secondowelfare.it/

[4] UNI, Le prassi di riferimento

http://www.uni.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1639&Itemid=2427#
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/norma-uni-welfare-aziendale?authuser=0

Livelli essenziali delle prestazioni sociali

 
 
 

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LEP, LEA, LIVEAS

Si vedano anche le schede:

il Piano Nazionale Sociale 2018-20

il Fondo Nazionale Sociale

 

 

 

In generale i LEP (Livelli Essenziali nelle Prestazioni) sono diritti di cittadinanza e si traducono essenzialmente nel diritto di tutti i cittadini all’assistenza sanitaria e sociale, all’istruzione, alle prestazioni previdenziali per i lavoratori, e così via. La loro determinazione è competenza esclusiva dello Stato (riforma del titolo V della Costituzione).

Per la Corte Costituzionale sono «norme necessarie per assicurare a tutti, sull’intero territorio nazionale, il godimento di prestazioni garantite, come contenuto essenziale di … diritti [civili e sociali], senza che la legislazione regionale possa limitarle o condizionarle».

http://www.cr.piemonte.it/dwd/infoleg/sentenze/livelli_essenziali.pdf

Hanno la funzione di tutelare l’unità economica e la coesione sociale della Repubblica, rimuovere gli squilibri economici e sociali (federalismo solidaristico) e fornire indicazioni programmatiche a cui le Regioni e gli enti locali devono attenersi nella redazione dei loro bilanci e nello svolgimento delle funzioni loro attribuite.


La definizione dei livelli essenziali delle prestazioni si intreccia con la funzione del Piano Sociale Nazionale e del Fondo Nazionale delle Prestazioni sociali: per un excursus storico di una situazione complessa, si veda la scheda: Un Piano (2018-2020) di transizione verso la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni.

In particolare, la legge delega 42/2009 sul federalismo fiscale definisce che il finanziamento delle spese relative ai LEP sia commisurato ai fabbisogni, la cui quantificazione dovrebbe avvenire con riferimento ai costi standard associati alla loro erogazione in condizioni di efficienza e appropriatezza su tutto il territorio nazionale e non alla spesa storica.

Una delle ragioni per cui i LEP tardano a trovare una puntuale definizione è, pertanto, di natura economica. La loro individuazione comporta infatti il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per attuarli e garantirli; tali coperture dovrebbero gravare tanto sui soggetti tenuti a fornire le relative prestazioni quanto sullo stesso Stato con finalità perequative. È quindi solo con la piena attuazione di quanto indicato nell'articolo 119 della riforma del titolo V della Costituzione, attuativo del cosiddetto "federalismo fiscale", che i LEP potranno avere integrale attuazione.


La nozione di LEP è rintracciabile in interventi legislativi antecedenti la riforma del titolo V sia nel settore della sanità, in cui a partire dal d. legisl. 502/1992 sono stati determinati i Livelli Essenziali di Assistenza sanitaria (LEA, si veda più avanti), sia in quello dell’assistenza (nidi, non autosufficienza, handicap, dipendenze, povertà ecc.). in cui la nozione di LEP risale ai decreti della riforma Bassanini e, in modo ancora più esplicito, alla legge di riforma dell’assistenza (328/2000).

A partire dal 2013, anno in cui è stato fissato l’inizio del percorso di convergenza verso i costi standard, le fonti di finanziamento delle Regioni, previste per garantire i LEP, compatibilmente con i vincoli generali della finanza pubblica e di altri eventuali obiettivi di politica economica, sono: la compartecipazione al gettito dell’IVA; le quote dell’addizionale regionale dell’IRPEF; l’IRAP, fino alla sua sostituzione con altri tributi; le quote del fondo perequativo; le entrate proprie, nella misura convenzionalmente stabilita.


Mancando nel titolo V espliciti riferimenti che attribuiscano allo Stato l’onere dei LEP, si applica il disposto dell’art. 119, 4° co., Cost., in cui si sancisce una garanzia generale di finanziamento di fabbisogni di spesa standard, date le caratteristiche dell’ente, all’interno del quale esso dovrà provvedere a raccogliere le risorse necessarie per soddisfare i LEP. Nelle Regioni in cui il gettito è inadeguato, concorrono a un finanziamento integrale le quote del fondo perequativo verticale (art. 120, 2° co.). Il potere sostitutivo dello Stato, tuttavia, non si esercita ogniqualvolta si registri uno scostamento, anche minimo e transitorio, fra prestazioni erogate e LEP, ma soltanto nel caso di differenze rilevanti o ripetute.
De Luca G, Treccanihttp://www.treccani.it/enciclopedia/lep_%28Dizionario-di-Economia-e-Finanza%29/
 
 
I LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)

Sono le prestazioni e i servizi che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse).

Il 18 marzo 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli Essenziali di Assistenza.

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/dettaglioAtto?id=58669&completo=false

Il nuovo Decreto sostituisce infatti integralmente il DPCM 29-11-2001, con cui i LEA erano stati definiti per la prima volta.

Il DPCM, che rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni, Province autonome e Società scientifiche, è stato predisposto in attuazione della Legge di stabilità 2016, che ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento dei LEA,

  • definisce le attività, i servizi e le prestazioni garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del SSN,
  • descrive con maggiore dettaglio e precisione prestazioni e attività oggi già incluse nei livelli essenziali di assistenza;
  • ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dal ticket;
  • innova i nomenclatori della specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica.

Il DPCM individua tre grandi Livelli:

  • Prevenzione collettiva e sanità pubblica, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività ed ai singoli; in particolare: sorveglianza, prevenzione e controllo delle malattie infettive e parassitarie, inclusi i programmi vaccinali; tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati; sorveglianza, prevenzione e tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro; salute animale e igiene urbana veterinaria; sicurezza alimentare e tutela della salute dei consumatori; sorveglianza e prevenzione delle malattie croniche, inclusi la promozione di stili di vita sani ed i programmi organizzati di screening; sorveglianza e prevenzione nutrizionale; attività medico legali per finalità pubbliche.
  • Assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e sociosanitari diffusi sul territorio, così articolati: assistenza sanitaria di base; emergenza sanitaria territoriale; assistenza farmaceutica; assistenza integrativa; assistenza specialistica ambulatoriale; assistenza protesica; assistenza termale; assistenza sociosanitaria domiciliare e territoriale; assistenza sociosanitaria residenziale e semiresidenziale.
  • Assistenza ospedaliera, articolata nelle seguenti attività: pronto soccorso; ricovero ordinario per acuti; day surgery; day hospital; riabilitazione e lungodegenza post acuzie; attività trasfusionali; attività di trapianto di cellule, organi e tessuti; centri antiveleni.

Nel testo il Capo IV è dedicato specificatamente all'Assistenza sociosanitaria ed il Capo VI è dedicato all'Assistenza specifica a particolari categorie.

Le Regioni, come hanno fatto fino ad oggi, potranno garantire servizi e prestazioni ulteriori rispetto a quelle incluse nei LEA, utilizzando risorse proprie.

Per garantire l’aggiornamento continuo, sistematico, su regole chiare e criteri scientificamente validi dei Livelli essenziali di assistenza, è stata istituita la Commissione nazionale per l'aggiornamento dei LEA e la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale.

Inoltre, con decreto del ministro della Salute del 21 novembre 2005 è stato istituito, presso il Ministero, il Comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Comitato LEA), cui è affidato il compito di verificare l’erogazione dei LEA in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, nonché la congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal Servizio Sanitario Nazionale.

Ministero della Salutehttp://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=0&codLeg=23982&parte=1%20&serie=nullMinistero della Salute, Cosa sono i LEAhttp://www.salute.gov.it/portale/lea/dettaglioContenutiLea.jsp?lingua=italiano&id=1300&area=Lea&menu=leaEssnMinistero della Salute, LEA: assistenza sociosanitariahttp://www.salute.gov.it/portale/lea/dettaglioContenutiLea.jsp?lingua=italiano&id=4704&area=Lea&menu=socioSanitaria
 
 
LIVEAS e LEPS delle prestazioni sociali

I LIVEAS (Livelli Essenziali delle prestazioni di Assistenza Sociale), denominati anche LEPS (Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali), sono previsti dal sistema integrato di interventi e servizi sociali (art. 22 della LN.328/2000) al fine di garantire alle persone ed alle famiglie, qualità della vita e cittadinanza sociale, nonchè pari opportunità e tutela ai soggetti più deboli.


La differenza tra L.E.P.S. e LIV.E.A.S. è da ricercare soprattutto sul piano formale. Infatti la fonte normativa di riferimento quando si parla di L.E.P.S. è la LN.328/2000, mentre il concetto dei LIV.E.A.S. trova la sua legittimazione in documenti della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome.

La LN328/2000 li definisce per macroaree (come indirizzi e non come standard di erogazione), rinvia per una definizione più precisa al Piano sociale nazionale 2001- 2003 e vincola la loro definizione alle risorse economiche disponibili. Indica, inoltre, 5 tipologie di servizi ed una serie di interventi puntuali.

I LIVEAS hanno assunto rilevanza costituzionale dopo la Riforma Costituzionale del 2001, con cui è subentrata la competenza legislativa concorrente delle Regioni: nello scenario post-riforma, l’unica competenza rimasta allo Stato in campo sociale è proprio quella della definizione dei livelli essenziali.

L’assenza della individuazione a livello nazionale di finanziamenti adeguati e strutturali appare connessa alla mancata emanazione dei Piani sociali nazionali (dopo il primo del 2001) a cui ancorarli.

Il risultato è stato l’assenza di un qualunque strumento di coordinamento nazionale ed una estrema eterogeneità territoriale del sistema di welfare italiano.

Con il 2017 (art. 21, co. 7, del d. lgs. 147/2017) sono state previste modifiche nelle finalità del Piano, più limitate rispetto a quanto stabilito nella LN 328: non si tratta più di un documento generale di indirizzo, ma di uno strumento di programmazione nazionale per l’utilizzo delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/10/13/17G00161/sg

In questo senso compito principale del Piano è quello di individuare un percorso verso gli obiettivi condivisi in maniera da garantire maggiore uniformità territoriale: si tratta di individuare «lo sviluppo degli interventi … nell’ottica di una progressione graduale, nei limiti delle risorse disponibili, nel raggiungimento di livelli essenziali delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale».

Nel frattempo, oltre al Fondo Nazionale per le Politiche Sociali, sono stati costituiti altri Fondi sociali specifici e aggiuntivi (Fondo per le Non Autosufficienze, Fondo per il Dopo di noi, Fondo Povertà), e Piani Nazionali tematici, in controtendenza con il tentativo di unificazione delle risorse e di programmazione sistematica dell’intero settore delle politiche sociali voluto dalla LN 328/2000. (Si veda la scheda: Piani nazionali in essere)

Ciò ha portato all’emanazione del Piano Sociale Nazionale 2018-20 che lascia alle Regioni e ai territori un margine di libertà nell’uso delle risorse trasferite con il Fondo nazionale per le politiche sociali.

http://www.condicio.it/news/riparto-di-riparto-fnps-2018-e-piano-sociale-nazionale-2018-2020/
 

 

 
 
LEPS del lavoro

Il d. lgs. n. 147 del 2017 ha istituito il REI come prestazione composta da un beneficio economico e da un progetto personalizzato di inclusione sociale e lavorativa. Più specificamente, tutta la componente di servizi associata al REI è già considerata livello essenziale delle prestazioni, da garantire nei limiti delle risorse disponibili, attraverso il rafforzamento del servizio sociale professionale e del segretariato sociale: si tratta dei servizi per l’informazione e l’accesso al REI, per la valutazione multidimensionale del bisogno e per la progettazione personalizzata, inclusiva dei sostegni in essa previsti.

Il decreto ministeriale dell'11 gennaio 2018, n. 4, ha approvato, per la prima volta, I LEPS da erogare su tutto il territorio nazionale sia alle persone che cercano lavoro sia alle imprese. Per ciascuna prestazione, il decreto indica e descrive analiticamente le attività da svolgere e i risultati attesi.

https://www.anpal.gov.it/documents/20126/40657/DMLPS-n4-11-1-2018-attuativ.pdf/095944d9-39e0-40d8-8399-4b41c6a75407

Con riferimento alle persone che cercano lavoro, le prestazioni riguardano:

  • accoglienza e prima informazione
  • supporto nel rilascio della dichiarazione di immediata disponibilità
  • profilazione
  • orientamento di base
  • stipula del patto di servizio
  • orientamento specialistico
  • accompagnamento al lavoro
  • avviamento alla formazione
  • promozione di tirocini extracurriculari
  • informazione su incentivi all'occupazione
  • promozione di prestazioni socialmente utili
  • supporto all'autoimpiego

I LEPS comprendono il supporto per l'iscrizione alle liste del collocamento mirato e la presa in carico integrata per persone in condizione di vulnerabilità.

Con riferimento alle imprese, i LEPS si riferiscono a:

  • accoglienza e prima informazione,
  • attività di incontro domanda/offerta di lavoro (cd. matching),
  • attivazione di tirocini,supporto per gli adempimenti relativi al collocamento mirato.

Il successivo decreto ministeriale n. 4/2018 definisce inoltre gli obiettivi annuali (2018) e le linee di indirizzo triennali (2018-2020), in materia di politiche attive.

https://www.anpal.gov.it/documents/20126/40657/DMLPS-n4-11-1-2018-attuativ.pdf/095944d9-39e0-40d8-8399-4b41c6a75407

Tra gli obiettivi per il 2018, si evidenzia:

  • la messa a regime dell'assegno di ricollocazione,
  • la definizione di unità di costo standard (Ucs) e degli standard di servizio condivisi su tutto il territorio nazionale,
  • lo sviluppo di metodologie sui sistemi di intermediazione domanda e offerta di lavoro,
  • l'avvio di una strategia di contrasto della disoccupazione di lunga durata,
  • la promozione di iniziative volte a stabilire una continua e reciproca interazione con i datori di lavoro, in particolare con le micro, piccole e medie imprese, per aumentare i posti di lavoro intermediati dai servizi per l'impiego.

Nelle linee di indirizzo triennali, si evidenzia:

  • l'implementazione del sistema informativo unitario delle politiche del lavoro;
  • il potenziamento del sistema delle politiche attive del lavoro e, in particolare, dei servizi per l'impiego, anche attraverso meccanismi di premialità e azioni di supporto ai sistemi locali non adeguatamente operativi;
  • il potenziamento di strumenti, anche informativi, per erogare i servizi agli utenti che volti semplifichino le procedure amministrative e riducano gli oneri del personale dei centri per l'impiego;
  • l'erogazione di servizi e misure di politica attiva che contribuiscano a ridurre la durata media della disoccupazione, in particolare quella di lunga durata e quella femminile;
  • il potenziamento degli sportelli informativi e dei servizi alle imprese, in particolare per le micro, piccole e medie imprese e per lavoratori e lavoratrici autonomie
  • l'attuazione dei meccanismi di condizionalità e del rapporto tra politiche passive e politiche attive del lavoro;
  • il rafforzamento degli strumenti per incrementare l'occupazione giovanile;
  • il sostegno alle trasformazioni dei processi produttivi con interventi di riqualificazione e orientamento dei lavoratori e lavoratrici coinvolte;
  • il rafforzamento della capacità dei servizi per il lavoro di prendere in carico chi beneficia del sostegno per l'inclusione attiva e del reddito di inclusione.
Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavorohttps://www.anpal.gov.it/in-evidenza/servizi-per-il-lavoro/i-livelli-essenziali-delle-prestazioni-e-gli-obiettivi-del-sistema-dei-servizi-per-il-lavoro
 

 

 
 
LEPS per i minori

Sono in discussione. L’Autorità Garante per l’Infanzia e Adolescenza (AGIA) ha prodotto nel 2019 un documento di proposta per l’individuazione dei LEP relativi alla fascia d’età 0-6 anni.

Le tipologie individuate sono tre:

  • LEP di primo tipo – prestazioni volte a rispondere a diritti soggettivi: una prestazione certa per chiunque si trovi in una determinata condizione;
  • LEP di secondo tipo – garanzie di offerta: la presenza di alcune tipologie di offerta in ogni realtà territoriale/ogni dato numero di abitanti;
  • LEP di terzo tipo – programmatico: la presenza di una proposta finalizzata a costruire condizioni di conoscenza o organizzative per una successiva offerta di servizi o soddisfazione di diritti.

I LEP proposti, invece, sono quattro:

  • assicurare a ogni bambino che frequenta la scuola dell’infanzia, il diritto di accedere a un servizio di mensa scolastica di qualità, con costi di funzionamento coperti almeno per il 50% dalla fiscalità generale e con costi di compartecipazione in base al criterio dell’universalismo selettivo (LEP del primo tipo);
  • numero posti autorizzati in nido o micronido per almeno il 33% della popolazione target 0-36 mesi, con costi di funzionamento coperti, almeno per il 50%, dalla fiscalità generale e con costi di compartecipazione in base al criterio dell’universalismo selettivo (LEP del secondo tipo);
  • diffusione e realizzazione, ogni 10/15 km nelle aree urbane e ogni 20/25 km nelle aree rurali, di spazi-gioco pubblici per i bambini della fascia 0-14, con caratteristiche di inclusività e co-progettati con bambini e familiari della comunità territoriale (LEP del secondo tipo);
  • creazione di una banca dati sulla disabilità a livello nazionale, con dati disaggregati, relativamente alla fascia di età 0-17 anni (LEP del terzo tipo).
AGIA, I livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali delle persone di minore età. Documento di studio e di proposta, 2019https://www.garanteinfanzia.org/sites/default/files/lep-web.pdf
 

 

 
 
Leps per l'istruzione e formazione professionale

Sono in discussione. Si vedano, tra gli altri:

Poggi A., Definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni nella materia dell’Istruzione e dell’Istruzione e Formazione professionale: stato dell’arte e prospettive, Studi e ricerche 2010

http://www.cnos-fap.it/sites/default/files/articoli_rassegna/217_Rassegna%20CNOS%20-%202010%20-%20n.2.pdf

Sacchi G.C., I livelli essenziali delle prestazioni per un regionalismo equo e solidale, Scuola e territorio, 2019

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaArticolo?art.progressivo=0&art.idArticolo=7&art.versione=1&art.codiceRedazionale=012G0088&art.dataPubblicazioneGazzetta=2012-05-31&art.idGruppo=2&art.idSottoArticolo1=10&art.idSottoArticolo=1&art.flagTipoArticolo=0

 

Approfondimenti

Boscaino M., Russo F., LEP e autonomie differenziate, Transrom!Italia

https://transform-italia.it/lep-e-autonomie-differenziate-2/

Dal Pra Ponticelli M., Dizionario di Servizio sociale Carocci 2005

Banchero A., I LIVELLI ESSENZIALI DELLE PRESTAZIONI NELL' AMBITO DEI SERVIZI ALLA PERSONA: DALLA TUTELA DELLA SALUTE ALLA PROTEZIONE SOCIALE

http://www.robertobin.it/REG10/Banchero.pdf

Carpani G., I Livelli essenziali di assistenza nel panorama normativo

http://www.grusol.it/informazioni/22-01-09bis.PDF

Leone L., Una concezione multidimensionale dei livelli essenziali,

http://www.cevas.it/wordpress/wp-content/uploads/2011/06/Leone_PSS-LEP-06.pdf

Gualdani A., LIVEAS (Livelli essenziali di assistenza sociale), Aggiornamenti sociali 2011

https://www.aggiornamentisociali.it/articoli/liveas-livelli-essenziali-di-assistenza-sociale/

de Felici P., Giorgi G., Ranci C., Sansonetti S., Stame N. E., Definire i livelli essenziali delle prestazioni di assistenza, Quid n.5, Prospettive sociali e sanitarie 2009

https://prospettivesocialiesanitarie.it/materiali/iQuid5%20presentazione.pdf

Ranci Ortigosa E., Diritti sociali e livelli essenziali delle prestazioni, Camera dei deputati

https://www.camera.it/temiap/temi16/Quid2.pdf
 
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Normativa

 
 
 
 

INDICE ANALITICO GENERALE

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Sull'argomento si veda anche: AREE TEMATICHE: le norme.

 

L'emanazione di norme è una delle principali leve della programmazione. A questa si aggiungono le risorse finanziarie, la produzione pubblica di servizi, le azioni di sistema e le risorse umane e strumentali. (Merlo G., 2014 p. 163 e seguenti)

“In linea generale si può dire che le norme sono prescrizioni in cui ogni società traduce i valori nei quali si riconosce, con la finalità di far conformare a tali valori la condotta dei propri membri. In ambito di programmazione pubblica il sistema delle norme è, pertanto, elemento di fondamentale importanza ai fini di una modificazione della situazione che si intende affrontare sia sul piano dell’organizzazione complessiva della società che dei comportamenti individuali.

Dal punto di vista normativo il D.Lgs. 112/1998, nel definire le materie oggetto di decentramento amministrativo e pertanto del potere di programmazione, individua quattro diverse funzioni: programmazione e coordinamento, regolazione di attività pubbliche e private, supporto e promozione di attività (comprendendo l’erogazione di contributi finanziari) e gestione di servizi pubblici.

Il potere normativo-regolamentare, e quindi programmatorio, secondo l’ordinamento generale dello Stato, è articolato in molti livelli (Multilevel governance) per cui chi ha la titolarità della funzione amministrativa dispone dei relativi poteri normativi per esercitarla (potere regolamentare): dalla legge nazionale a quella regionale, alla delibera provinciale e comunale fino ad arrivare ai regolamenti.”

Per una definizione delle differenti competenze in campo sociale, tra Unione Europea, Stato italiano, Regioni, Comuni, si vedano le schede: Competenza per materie: UEIl decentramento amministrativo.

Per comprendere come attraverso un sistema di norme si possa cercare di regolare, orientare, un fenomeno sociale, si possono analizzare, in sintesi alcune norme che hanno avuto una valenza importante nella nostra storia sociale:

Esempi che permettono di comprendere come, per loro natura, le norme assumano un valore di evidente generalizzazione (regolare, orientare un fenomeno sociale), ma, da sole, spesso possono essere insufficienti e velleitarie nell’affrontare fenomeni complessi e di grande respiro.

La produzione di norme ai vari livelli e sulle diverse tematiche, come si comprenderà, è cospicua, nonchè continua, per cui appare praticamente impossibile seguirne l'evoluzione. Ne dà parzialmente conto il Forum del Terzo Settore in particolare con le sue sezioni: Normativa e Monitoraggio mensile sul welfare regionale.

Forum del Terzo Settorehttp://www.forumterzosettore.it/
Normativahttp://www.forumterzosettore.it/normativa/
Il monitoraggio mensile sul welfare regionale a cura dell’Ufficio Studi del Forum Terzo Settorehttp://www.forumterzosettore.it/2019/11/05/dalle-regioni-welfare-e-non-solo-ottobre-2019-n-20/

 

 

Sul tema si vedano anche le schede:

PIANI NAZIONALI IN ESSERE

LEGGI DELLA XVII LEGISLATURA

RIFORMA SANITARIA

LEGGE QUADRO 285/ 2000

FIGURA PROFESSIONALE DEL PROGETTISTA SOCIALE

MERCATO DEL LAVORO

 

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