Christian

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Design thinking

 
 
 
 

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Cos’è il Design Thinking? È un approccio all’innovazione che poggia le sue fondamenta sulla capacità di risolvere problemi complessi utilizzando una visione e una gestione creative: un processo creativo strutturato focalizzato sulla soluzione, sul risultato.

Codificato attorno agli anni 2000 in California dall’Università di Stanford nel mondo del design è centrato sulle persone e si basa sull’abilità di integrare capacità analitiche con attitudini creative.

Nonostante non rappresenti un approccio di per sé completamente nuovo, negli ultimi 10 anni ha subito innumerevoli trasformazioni che, se da un lato hanno reso sempre più difficile definirlo in modo preciso, dall’altro lo hanno reso interessante a un insieme crescente di attori al di fuori dell’ambito di origine.

Una metodologia usata per la progettazione di soluzioni in tutti gli ambiti della vita, spostando i paradigmi esistenti, generando un nuovo processo decisionale e una migliore definizione dei problemi da affrontare.

Può assumere forme e interpretazioni diverse, a seconda della natura dei soggetti coinvolti, delle sfide specifiche e degli obiettivi del progetto di innovazione.

“Le origini del termine design rimandano al settore privato e, tradizionalmente, indicano l'arte e la scienza di saper configurare oggetti e simboli in modo creativo e innovativo. Nel design-thinking, tuttavia, la nozione di design supera la definizione tradizionale di creazione di stile e di forme e coinvolge la capacità di configurare e sviluppare processi decisionali e sperimentazione, da seguire con metodologie partecipative: in questo modo il design diviene "strategico". Il design-thinking pone gli utenti finali e i relativi bisogni al centro del sistema di formulazione delle politiche spostando i paradigmi esistenti e generando un nuovo processo decisionale e una migliore definizione dei problemi da affrontare, puntando ad una migrazione dei comportamenti e ad innovazioni culturali che segnino percorsi sostenibili e un ampliamento degli indici di qualità dell'offerta di servizi e dell'esperienza di fruizione.”

 
 
Orestano L., IRES 2014
 
 

Il metodo

Si tratta quindi di un processo ben definito, che segue determinati step: 1) comprensione, scoperta, 2) esplorazione e ideazione, 3) concretizzazione e prototipazione. All’interno di questi step rientrano le 6 fasi: empatizzare, definire, ideare, prototipare, testare e implementare.

 
Cassani 2017
 
University for business, 2018
 

L’Osservatorio Design Thinking for Business del Politecnico di Milano ha individuato quattro forme e interpretazioni diversi che il Design Thinking può assumere a seconda delle sfide specifiche e degli obiettivi del progetto di innovazione

 
 
 
 

Il DT può essere definito, in modo semplificato, attraverso gli strumenti che lo caratterizzano, suddivisi in tre categorie, utili per:

  • avvicinarsi al cliente, ad esempio quelli etnografici (per definire il contesto d’uso) o le tecniche di empatia (per mettersi nei panni del cliente e sperimentare il customer journey);
  • favorire la creatività e generare idee, grazie, ad esempio a tecniche di brain storming, mappe mentali
  • sperimentare rapidamente le idee attraverso la realizzazione di prototipi, grazie a strumenti come minimum viable product, fast prototyping.

 

 

Approfondimenti

Balzano A., Il design thinking per l’innovazione sociale: il caso Mywear, Corso di Laurea magistrale in Marketing e Comunicazione Tesi di Laurea 2014

http://dspace.unive.it/bitstream/handle/10579/6198/844548-1181859.pdf;sequence=2

Bevilacqua E., Il Design Thinking, innovare il business attraverso la ricerca di senso, Zerounoweb, 2018

https://www.zerounoweb.it/cio-innovation/il-design-thinking-innovare-il-business-attraverso-la-ricerca-di-senso/

Cassani G., Design Thinking per le imprese sociali, SocialSeed 2017

http://www.flashgiovani.it/sites/default/files/2017-06/Skills-Tools_Design-thinking-per-le-imprese-sociali.pdf

IBM Think Academy, Video sul design thinking

https://youtu.be/pXtN4y3O35M

Ideo Design Thinking

https://designthinking.ideo.com/

Ieradi M., Opromolla A., Il design thinking nel futuro delle città: quale approccio per servizi migliori, Agenda digitale 2020

https://www.agendadigitale.eu/smart-city/il-design-thinking-nel-futuro-delle-citta-quale-approccio-per-servizi-migliori/

Lewric M., Link P., Leifer L., Manuale di design thinking. Progettare la trasformazione digitale di team, prodotti, servizi ed ecosistemi, Edizioni LSWR 2018

MailUp Blog, Il Design Thinking secondo Claudio Dell’Era, tra presente ed evoluzione, novembre 2018

https://blog.mailup.it/2018/11/claudio-dellera/

MJV., Design Sprint, Design Thinking e Agile: capire le differenze

https://www.mjvinnovation.com/it/blog/design-sprint-design-thinking-e-agile-capire-le-differenze/

Orestano L., Il design-thinking e l’innovazione sociale per la buona politica, Politichepiemonte IRES 2014

http://politichepiemonte.it/argomenti/colonna2/programmazione/346-il-design-thinking-e-linnovazione-sociale-per-la-buona-politica

Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano

https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/chi-siamo

Osservatorio Design Thinking for Business del Politecnico di Milano

https://www.osservatori.net/it_it/osservatori/design-thinking-for-business

SocialFare Centro per l’Innovazione Sociale

https://socialfare.org/mission/

University for business, 2018

https://www.university2business.it/2018/05/04/design-thinking-cose-e-come-funziona/
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/design-thinking?authuser=0

Analisi di impatto della regolazione (AIR)

 
 
 

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Vedi anche le schede:

La regolazione pubblica

EVIDENCE BASED e RAGIONEVOLEZZA DELLE NORME

LA VALUTAZIONE

LA VALUTAZIONE DI IMPATTO SOCIALE

VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE

VALUTAZIONE DI IMPATTO SULLA SALUTE

 

Le leve della programmazione.

L'emanazione di norme è una delle principali leve della programmazione. A questa si aggiungono le risorse finanziarie, la produzione pubblica di servizi, le azioni di sistema e le risorse umane e strumentali.

Il D.Lgs. 112/1998, nel definire le materie oggetto di decentramento amministrativo e pertanto del potere di programmazione, individua quattro diverse funzioni: programmazione e coordinamento, regolazione di attività pubbliche e private, supporto e promozione di attività (comprendendo l’erogazione di contributi finanziari) e gestione di servizi pubblici.

Mentre le leve operative sono costituite da norme, risorse finanziarie, produzione pubblica di servizi, azioni di sistema, risorse umane e risorse strumentali. (Merlo G., 2014 p. 163 e seguenti)

...............................

L’analisi dell’impatto della regolamentazione (AIR) è un percorso logico che le amministrazioni devono seguire nel corso dellistruttoria normativa al fine di valutare l’impatto atteso delle opzioni di intervento considerate. Essa costituisce un supporto tecnico alle decisioni dell’organo politico di vertice dell’amministrazione e consiste in una analisi ex ante degli effetti di ipotesi di intervento normativo ricadenti sulle attività dei cittadini e delle imprese e sull’organizzazione e sul funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

I risultati dell’analisi di impatto sono contenuti in una “Relazione AIR” che, nei casi previsti dalla normativa, accompagna gli schemi di atti normativi del Governo.

La disciplina dell’AIR e l’ambito di applicazione

La disciplina dell’AIR è dettata dall’articolo 14, Legge 28 novembre 2005, n. 246 “Semplificazione e riassetto normativo per l’anno 2005” e dal DPCM 15 settembre 2017, n. 169 “Regolamento recante disciplina sull’analisi dell’impatto della regolamentazione, la verifica dell’impatto della regolamentazione e la consultazione”.

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2005;246

Ulteriori disposizioni in materia di AIR sono state introdotte dallo Statuto delle imprese (Legge 11 novembre 2011, n. 180)

https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:2011-11-11;180!vig=

e dal decreto “Semplifica Italia” (decreto-legge 5 febbraio 2012 convertito con modificazioni dalla L. 4 aprile 2012, n. 35)

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/04/06/012G0056/sg

La disciplina dell'AIR si applica agli atti normativi del Governo, compresi gli atti adottati dai singoli Ministri, ai provvedimenti interministeriali, e ai disegni di legge di iniziativa governativa, fatti salvi i casi di esclusione e di esenzione.

Le fasi dell’AIR

Nel corso dell’AIR l’amministrazione svolge una analisi delle motivazioni che richiedono un intervento normativo, identifica gli obiettivi che intende perseguire, elabora e valuta una serie di opzioni (inclusa l’opzione di non intervento), con particolare attenzione agli effetti attesi su cittadini ed imprese, e motiva la scelta finale.

Nel corso dell’AIR l’amministrazione svolge consultazioni con i vari stakeholders al fine di raccogliere dati, opinioni e suggerimenti.

I risultati dell’analisi e la descrizione del percorso logico seguito dall’amministrazione proponente sono riassunti nella “Relazione AIR”, i cui contenuti sono definiti dal DPCM 15 settembre 2017, n. 169”.

https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2017/11/30/17G00182/sg

 

La figura seguente rappresenta le fasi di cui si compone l'Air.

 
 
Tratto da: Presidenza del Consiglio dei Ministrihttp://presidenza.governo.it/DAGL/uff_studi/AIR.html
 
 

Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/analisi-di-impatto-della-regolazione?authuser=0

COVID19 indicatori di monitoraggio

 
 
 

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Vedi anche la scheda: Piani nazionali di prevenzione delle pandemie

 

 

Il Decreto del Ministero della salute del 30 aprile 2020 definisce le modalità per decidere se procedere a ulteriori allentamenti o se ritornare a misure di lockdown e zone rosse, basandosi sull’andamento della curva epidemica in relazione a questi parametri.

Indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio:

  • Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi/totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  • Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) in cui è indicata la data di ricovero/totale di casi con storia di ricovero in ospedale (in reparti diversi dalla TI) notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  • Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva (TI) in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl/totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  • Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.
  • Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).
  • Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).

 

Indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti:

  • Percentuale di tamponi positivi escludendo per quanto possibile tutte le attività di screening e il “re-testing” degli stessi soggetti, complessivamente e per macro-settig territoriale, PS/Ospedale, altro) per mese.
  • Tempo tra data inizio sintomi e data di diagnosi.
  • Tempo tra data inizio sintomi e data di isolamento (opzionale).
  • Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale al contact-tracìng.
  • Numero, tipologia di figure professionali e tempo/persona dedicate in ciascun servizio territoriale alle attività di prelievo/invio ai laboratori di riferimento e monitoraggio dei contatti stretti e dei casi posti rispettivamente in quarantena e isolamento.
  • Numero di casi confermati di infezione nella regione per cui sia stata effettuata una regolare indagine epidemiologica con ricerca dei contatti stretti/totale di nuovi casi di infezione confermati.

 

Indicatori di risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari:

  • Numero di casi riportati alla Protezione civile negli ultimi 14 giorni.
  • Rt calcolato sulla base della sorveglianza integrata ISS (si utilizzeranno due indicatori, basati su data inizio sintomi e data di ospedalizzazione).
  • Numero di casi riportati alla sorveglianza sentinella COVID-net per settimana (opzionale).
  • Numero di casi per data diagnosi e per data inizio sintomi riportati alla sorveglianza integrata COVID-19 per giorno.
  • Numero di nuovi focolai di trasmissione (2 o più casi epidemiologicamente collegati tra loro o un aumento inatteso nel numero di casi in un tempo e luogo definito).
  • Numero di nuovi casi di infezione confermata da SARS-CoV-2 per Regione non associati a catene di trasmissione note.
  • Numero di accessi al PS con classificazione ICD-9 compatibile con quadri sindromici riconducibili a COVID-19 (opzionale).
  • Tasso di occupazione dei posti letto totali di Terapia Intensiva (codice 49) per pazienti COVID-19.
  • Tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per pazienti COVID-19.

I livelli di soglia e allerta

Per ogni indicatore è fissato un livello di “soglia” e uno di “allerta”.

Per esempio, nel caso dei tamponi la soglia accettabile è il trend di diminuzione negli ospedali e nei Pronto Soccorso. Per quanto riguarda l’indice di contagio, invece, l’allerta scatterà solo quando il numero sarà superiore a 1. I Pronto Soccorso rispettano il valore soglia quando il numero di accessi con sindromi compatibili con Covid-19 è in calo o stabile in almeno l’80% delle strutture che fanno parte della rete di sorveglianza della Regione. L’allerta scatta se si verifica un aumento degli accessi in almeno il 50% dei PS. Infine, il tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva per pazienti Covid non deve superare il 30%.

La valutazione del rischio

Una volta accertata la qualità del dato si procederà ad una valutazione del rischio, definito come la combinazione della probabilità e dell’impatto di una minaccia sanitaria. È possibile analizzare separatamente queste due condizioni per poi valutare il rischio complessivamente. In questo contesto specifico, la minaccia sanitaria è costituita dalla trasmissione non controllata e non gestibile di SARS-CoV-2, e si valuterà quindi il rischio legato alla probabilità di infezione/trasmissione in Italia e all’impatto, ovvero la gravità della patologia con particolare attenzione a quella osservata in soggetti con età superiore a 50 anni.

 
 
 
 
 

Un’apposita cabina di regia che coinvolgerà le Regioni e l’Istituto Superiore di Sanità, si occuperà di raccogliere le informazioni necessarie per fornire una classificazione aggiornata del rischio di una trasmissione “non controllata e non gestibile del coronavirus per ciascuna Regione.

Il controllo sarà effettuato “almeno settimanalmente”.

 

Documentazione:

Ministero della salute. Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario connesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all’allegato 10 del DPCM 26/4/2020.

http://www.trovanorme.salute.gov.it/norme/renderNormsanPdf?anno=2020&codLeg=73981&parte=1%20&serie=null
 
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/covid19-indicatori?authuser=0

Pilastro europeo dei diritti sociali

 
 
 

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Vedi anche la scheda: Competenza per materie: UE

 

 

 

Nel corso del “Vertice sociale per l'occupazione e la crescita eque”, che si è svolto a Göteborg (Svezia) il 17 novembre 2017, le Istituzioni europee (Commissione europea, Consiglio dell'UE e Parlamento europeo), hanno firmato e proclamato il Pilastro europeo dei diritti sociali (PEDS) che ha l'obiettivo di:

  • sostenere mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi e ben funzionanti
  • servire da bussola per un nuovo processo di convergenza verso migliori condizioni di vita e di lavoro in Europa
  • creare nuovi e più efficaci diritti per i cittadini.

Si basa su 20 principi chiave, strutturati in tre categorie:

  • pari opportunità e accesso al mercato del lavoro
  • condizioni di lavoro eque
  • protezione sociale e inclusione.
 
 

Il pilastro europeo dei diritti sociali in 20 principi

https://ec.europa.eu/commission/priorities/deeper-and-fairer-economic-and-monetary-union/european-pillar-social-rights/european-pillar-social-rights-20-principles_it
 
 

Approfondimenti

Bilancia P., I diritti sociali tra ordinamento statale e ordinamento europeo, Federalismi 2018

http://www.integrazionemigranti.gov.it/Documenti-e-ricerche/diritti%20sociali.pdf

Spadaro A., L'Unione Europea a una svolta : welfare sociale o know how militare? 2019 - Franco Angeli

Vesan P., Corti F., Il Pilastro Europeo dei Diritti Sociali: dalla proclamazione dall'alto alla sua costruzione dal basso. Quale ruolo per il secondo welfare?, Secondo welfare 2018

https://www.secondowelfare.it/primo-welfare/innovazione-sociale/il-pilastro-europeo-dei-diritti-sociali-dalla-proclamazione-dallalto-alla-sua-costruzione-dal-bass.html
 
Fonte: https://sites.google.com/site/programmazionesociale/home/box-di-approfondimento/pilastro-europeo-dei-diritti-sociali?authuser=0
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